il versante francese del Monte Bianco visto dal Lac Blanc
Home
 
  
Londra
 
 

Scozia
 

Monte Bianco
 
 
Città d'Arte Italiane
 




Albrecht Durer
Nasce a Norimberga, in Baviera, nel 1471. La famiglia era originaria dell’Ungheria, dove il nonno e poi il padre avevano praticato il mestiere dell’orefice. Il padre, dopo un soggiorno nei Paesi Bassi, si era stabilito nel 1455 a Norimberga. Con molte probabilità acquisì i primi elementi della sua formazione nella tradizione artigianale della bottega paterna: apprendistato fondamentale per l’ulteriore evoluzione dell’artista come disegnatore e incisore. Nel 1486 dopo una difficile opera di convincimento verso il padre inizia l’apprendistato di pittore nella bottega di Michael Wolgemut, discepolo di Hans Pleydenwurff, che era stato uno dei più fervidi propagatori dell’arte dei Paesi Bassi in Germania, in particolare di quella di Van Eyck. Nella primavera del 1490 una volta terminato l’apprendistato, lascia Norimberga, per effettuare un viaggio da adepto di quattro anni. Poiché le notizie in merito sono scarse si possono soltanto avanzare ipotesi sulle tappe che seguirono. Lo studioso d'arte Erwin Panofsky suggerisce che Durer abbia esitato tra Colmar, dove irradiava la fama universale di Schongauer, e la regione di Francoforte e Magonza, dove sembra operasse il non meno celebre ma misterioso Maestro del Libro della Casa. Tuttavia l’interpretazione dei documenti e l’analisi stilistica delle opere di questo periodo, con l’influsso di Geertgen Tot Sint Jans e di Dirk Bouts, fanno supporre che Durer abbia proseguito il suo viaggio fino ai Paesi Bassi per studiarvi le opere dei pittori nella cui tradizione era stato educato: Jan Eyck e Van De Weyden. Nella primavera del 1492 si ferma a Colmar. I tre fratelli di Schongauer, morto l’anno precedente, lo ricevono e lo raccomandano al quarto fratello, Georg, che abita a Basilea. Qui anche grazie alla raccomandazione del suo padrino, il celebre editore Anton Koberger, è introdotto negli ambienti umanistici dove viene immediatamente apprezzato e dove instaura un rapporto di amicizia con Johannes Amerbach. L’attività svolta durante questi anni di viaggio è soprattutto grafica: disegni e progetti di xilografie dove si amalgamo gli influssi dello stile di Schongauer e la libertà inventiva del Maestro del Libro della Casa. Il ‘San Girolamo che guarisce il leone’, del 1492, frontespizio dell’edizione delle lettere di San Girolamo dovuta a Nicolaus Kessler, è l’unica incisione certa di questo periodo ma è probabile che Durer lavorasse all’illustrazione di altre dizioni, come il ‘Terenzio’ di Amerbach e la ‘Nave dei Folli’ di Sebastian Brant. A questa fase risale anche il suo primo autoritratto dipinto (1492, Parigi, Louvre) capolavoro di acuta introspezione, analisi lucida e spassionata del proprio genio: 'Il mio destino progredirà secondo l'ordine supremo', egli scrive all'interno del quadro al di sopra della sua testa. Nel 1493 è a Strasburgo, poi l’anno successivo di nuovo a Norimberga, dove sposa la figlia del patrizio Hans Frey prima di ripartire, questa volta per Venezia. Questo viaggio assume, in ragione della formazione che fino ad allora egli aveva ricevuto, un’importanza del tutto eccezionale. Infatti per la maggior parte dei suoi contemporanei le fonti vive dell’arte restarono Bruges e Gand. Il Rinascimento veniva in generale considerato un movimento esclusivamente italiano che agli artisti tedeschi offrirà soltanto un repertorio di motivi decorativi tratti dall’antichità. Invece Durer vi scorgerà il luogo di un vero e proprio rinnovamento del pensiero e della visione artistica, e si dedicherà appassionatamente allo studio della vita e dell’arte veneziana, realizzando schizzi dal vero, frequentando le botteghe, copiando Mantegna, Lorenzo di Credi, Antonio del Pollaiolo, Carpaccio, Giovanni Bellini, assimilando a poco a poco le nuove concezioni estetiche, in particolare nel campo della prospettiva e del trattamento dei corpi. Accanto all’interesse per le teorie artistiche egli s’interessò anche agli elementi naturali. Così realizza, principalmente durante il suo viaggio di ritorno in patria, una serie di vedute autonome dei paesaggi che attraversa nel 1495 in Italia del Nord e in Tirolo. Sono acquarelli freschi e liberi che emozionano per la loro coerenza, l’impiego espressivo del colore, come nel ‘Wehlsch Pirg’ (Oxford, Ashmolean Museum), ‘Il Colle Alpino’ (Madrid, Monastero di S.Lorenzo di Escorial), ‘Lo stagno nel bosco’ (Londra, British Museum), ‘La veduta di arco’. (Parigi, Louvre) Nel 1495 ritorna a Norimberga e grazie al mecenatismo di Federico il Saggio, Grande Elettore di Sassonia, si pone dinanzi a lui un periodo di intensa produttività. Sul piano stilistico realizza allora la fusione tra la lezione italiana e l’apprendistato nella tradizione germanico fiamminga. Accanto ad una serie impressionante di incisioni, tra le quali splende una delle meraviglie dell’arte tedesca, ‘Il Ciclo dell’Apocalisse’, realizza fino al 1500 una dozzina di dipinti. Il primo polittico, commissionato da Federico, venne concepito da Durer ma eseguito da aiuti, il secondo, noto col nome di ‘Altare di Wittenberg’ (Dresda, Gemalde Galerie, 1496-97) è interamente di mano del maestro. Per la ‘Vergine in adorazione dinanzi al Bambino’ riprende lo schema delle natività fiamminghe, mentre la precisione del modellato, gli elementi di natura morta in primo piano e la prospettiva architettonica spoglia del piano di fondo ricordano Mantegna e Squarcione. A partire dal 1500 l’interesse di Durer per i fondamenti razionali dell’arte va crescendo. Il primo viaggio in Italia gli aveva fatto prendere coscienza dell’impossibilità di una creazione artistica totale senza conoscenze teoriche: l’incontro con Jacopo de Barbari e la scoperta, nel 1503, dei disegni di Leonardo gliene davano conferma. In questo stato d’animo realizza tra il 1502 e il 1504 il famoso Altare Paumgartner (Monaco di Baviera, Alte Pinakothek) nel quale la Natività è raffigurata secondo le norme gotiche tradizionali, ma per la prima volta Durer razionalizza la costruzione della decorazione applicando con estremo rigore le leggi della prospettiva. Ancor più notevole ‘L’Adorazione dei Magi’ dipinta nel 1504 (Firenze, Galleria degli Uffizi) per Federico il Saggio nella quale lo studio della prospettiva e delle proporzioni viene condotto con una precisione difficilmente superabile, essendo la direzione del punto di fuga orientata diagonalmente, secondo un movimento che sarà caratteristico dell’arte barocca. Nell’autunno del 1505 riprende la via di Venezia per fuggire la peste che infuria a Norimberga, ma anche perché avverte la necessita di sperimentare il colore confrontandosi con le ricerche dei pittori veneti. La sua fama di disegnatore e incisore lo aveva preceduto e venne ricevuto con onore negli ambienti culturali e politici veneziani. I pittori, ad eccezione di Giovanni Bellini, manifestarono invidia, anzi, vera e propria ostilità. Irritato nel vedersi criticato sul piano del colore da coloro che copiavano i suoi motivi grafici, lanciò loro una sfida col primo incarico che ricevette al suo arrivo: ‘La Festa del Rosario’. (1506, Praga, National Gallery) La composizione deriva ampliamente dalle sacre conversazioni di Bellini ma Durer sostituisce all’aspetto solenne, angelico e meditativo delle rappresentazioni tradizionali del tema un’atmosfera effervescente, coordinata come nelle composizioni di Stephan Lochner, con intorno alla piramide centrale le figure della Vergine, il Pontefice e l’Imperatore e poeticamente equilibrata dall’etereo paesaggio sullo sfondo. Più ancora della struttura è qui il colore che conferisce alla composizione il suo ordine supremo. Accanto a questo capolavoro altri dipinti attirano l’attenzione: ‘La Vergine del Canarino’ (1506, Berlino Dahlem), testimonianza dell’attenzione che Durer dedicava al problema del colore luce, nonché dell’ascendente che Bellini esercitava su di lui; ‘Gesù tra i Dottori’ (1506, Lugano, Thyssen), contrasto espressivo tra la bellezza di Cristo adolescente e l’aspetto anziano dei Dottori; ‘La giovane veneziana’ (1505, Vienna, Kunsthistorische Museum), incompiuta, ma di una delicatezza e di un colore di toni che ricordano Carpaccio; infine un ritratto in chiaroscuro su fondo marino luminoso, ‘La donna al mare’ (1507, Berlino, Dahlem). Sul piano teorico questo secondo soggiorno a Venezia fu di fondamentale importanza. Avendo scoperto la potenza autonoma del colore e la sua capacità espressiva, Durer cercò di elaborare un colore assoluto, che doveva trascendere quel che a lui sembrava troppo specifico nel chiaroscuro veneziano, e nel contempo si sforzò di cercare, con l’ausilio di Euclide, di Vitruvio e numerosi studi sul corpo umano, il segreto matematico dell’ideale formale classico. Punto culminante di queste sue ricerche è l’Adamo ed Eva (1507, Madrid, Museo del Prado), che può essere considerato, nella sua incomparabile armonia astratta, l’opera che esprime la sintesi di Durer dell’ideale della bellezza.

Autoritratto a 28 anni. Albrecht Durer. Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

Pittura Renana
Albrecht Durer
Matthias Grunewald
Caspar Isenmann
Martin Schongauer







 


  Città della Francia  
   

  Alsazia e Lorena  
   

  Francia del Sud  
 


  Bretagna  
 

 
Credits         Marco Mercuri Pictures 2001 - 2008          Contact
Immagini di arte, archeologia e paesaggi
Indice delle fotografie