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Situato a nord ovest della Lorena, non lontano da Neufchateau, questo piccolissimo borgo, immerso in un paesaggio splendido, vide crescere una ragazza coraggiosa, Jehanne d’Arc
Il contesto storico
In quel periodo la guerra dei Cent’Anni tra Francia e Inghilterra stavano sfiancando eserciti e popolazioni. Era iniziata nel 1338 quando la Francia si era trovata davanti a un vuoto dinastico. Il giovane Carlo IV° era morto senza lasciare eredi maschi. L’assemblea dei baroni affidò così la corona a un cugino tedesco del defunto Re, Filippo di Valois. In questo modo però venne escluso Edoardo III° Re d’Inghilterra, che rappresentava il parente più prossimo di sesso maschile di Carlo IV°. Scoppiò dunque la guerra, e alla superiorità inglese sul campo contribuirono le milizie scozzesi e gallesi. Nel 1360 si giunse alla pace di Brétigny, quando Edoardo III° rinunziò alla pretesa della corona di Francia in cambio della sovranità sulla Guienna, un’area a sud ovest della Francia. La guerra riprese nel 1369, quando il nuovo Re Carlo V° il Saggio cambiò tattica militare. Alla sua morte, giunta nel 1380, il Regno passò al figlio, il dodicenne Carlo VI°, il quale rimase per otto anni sotto la tutela degli zii, a sua volta in contrasto, i duchi Luigi d’Angiò, Giovanni di Berry e Filippo di Borgogna. Il matrimonio fra il giovane sovrano e Isabella di Baviera contribuì ulteriormente alla contesa che s’innescò tra i sostenitori del duca Filippo di Borgogna e i sostenitori del fratello del Re, Luigi duca d’Orleans. Ma l’improvvisa relazione extraconiugale tra Isabella e il Duca Luigi d’Orleans provocò l’immediata vendetta di Giovanni (Senza Paura), figlio di Filippo di Borgogna, che ordinò l’omicidio di Luigi, invitando altresì il nuovo Re d’Inghilterra, Enrico V° di Lancaster, ad avviarsi verso il trono di Francia. Questo domandò subito in sposa Caterina di Valois, figlia del defunto Carlo V°, ma i sostenitori reali rivendicavano i diritti del fratello di Caterina, il delfino (ovvero l’erede al trono) Carlo VI°. Enrico V° reagì sbarcando con l’esercito in Francia e battendo gli avversari nel 1415 nella battaglia d’Azincourt. Quattro anni dopo il delfino Carlo riuscì a vendicarsi, facendo uccidere Giovanni Senza Paura. Nel 1420 giungono le nozze tra Enrico V° e Caterina di Francia, accompagnate dal Trattato di Troyes. Ma nel 1422 muoiono improvvisamente Enrico V° e Carlo VI°. La corona del Regno di Francia ed Inghilterra passò quindi all’infante Enrico VI°, nato dal Re inglese e da Caterina di Valois. In questa fase la Francia si ritrovò divisa in tre blocchi: il Nord e l’Ovest governati dagli inglesi, l’est governato dal Duca di Borgogna, alleato con gli inglesi, il sud della Loira controllato dagli uomini del defunto Carlo VI°. La Francia era pressoché in mano agli inglesi. Per riprenderla era necessaria una forte guida di animo nobile e puro.
In questi anni una giovane ragazza iniziava a sviluppare una forte fede. Sapeva leggere e scrivere in modo appropriato. In una delle sue missive, la ‘Lettera agli abitanti di Riom’ del 9 novembre 1429, la sua firma, Jehanne, è realizzata con una ‘e’ ed ‘n’ corsive molto simili a quelle che utilizziamo oggi, mentre la ‘h’ è chiusa sopra da un grosso occhiello, sotto da una curva
La storia
Il 12 giugno 1407 una donna chiamata Jehanne Darc arrivò a corte per offrire dei fiori a Charles VI°, ricevendo per questo gesto una ricompensa di 18 sols. Era la cognata di Jacques, futuro padre della piccola Jehanne.
La data di nascita di Jehanne d’Arc conosciuta tradizionalmente è il sei gennaio 1412. Il giorno venne scelto come data ufficiale dal pontefice Pio X° (1903-1914) prendendo in prestito la festa dell’Epifania. In base alle fonti storiche nei primi mesi del 1429 Jehanne disse a Carlo VII°: ‘la mia età si conta per tre volte sette’. L'anno di nascita s'identificherebbe dunque al 1407.
Della famiglia D’Arc era nota la devozione alla corona, in particolare verso gli Orleans e alla casa D’Angiò. Iolanda D’Angiò era la Grande Dama Discreta del movimento francescano di cui Colette de Corbie era la principale animatrice. E Colette che viaggiava continuamente nell’est del paese era una grande amica d’Isabelle d’Arc, la futura madre di Jehanne. La famiglia D’Arc era originaria d’Arc en Barrois. Jacques, il padre di Jehanne, nacque qui vicino, a Ceffonds, piccola parrocchia dipendente dall’abbazia di Montier-en-Der. La sua sposa, Isabelle de Vouthon, trasse il suo cognome dal villaggio situato vicino a Domremy ed è più conosciuta sotto il nome d’Isabelle Romée, un appellativo, Romea, (da Romei) dato a coloro che andavano in pellegrinaggio a Roma. I fratelli d Jehanne furono Jacquemin, Jean, Pierre e Catherine.
La famiglia D’Arc non era di origine contadina. Il padre era nato verso il 1375 da una famiglia di antica cavalleria, le cui alleanze avevano attirato l'attenzione dell’entourage del Re. La moglie Isabelle era una donna di grande valore e di pietà umana, caratteristiche che risaltavano il movimento francescano. Appartenne all’Ordine Terziario, divenendo amica di Sainte Colette di Corbie. Dal gennaio 1408 per riconoscenza agli Arc alcune persone legate alla famiglia appaiono alla corte di Carlo VI°: Guillaume D’Arc, ciambellano, consigliere del Re, governante del Delfino; Raoul D’Arc, ciambellano del Re; nel 1409 Yvon D’Arc, consigliere del Delfino. Lo stesso nominerà Colette madre generale delle Clarisse, la sezione femminile dell’ordine francescano, il cui convento era situato a 20 km da Domremy. Ad eccetto delle sue testimonianze trascritte nel processo e di alcuni abitanti del luogo, dell’infanzia di Jehanne si conosce pochissimo. E’ molto probabile che frequentò la piccola scuola di Maxey, l’unica dei dintorni. Come tutte le ragazze di animo nobile venne educata ad atteggiamenti sobri. Come riportato nella ‘Lettre de Boulanvilliers’ parlava poco, aveva una voce dolce, mangiava moderatamente, sapeva vestire e si completava nella piena abilità dei cavalli. Si preparava a rappresentare quella donna che avrebbe salvato il Regno di Francia. Catturata per il tradimento dei Borgognoni venne consegnata agli inglesi ed avviata al processo. Prima dell’esecuzione Jehanne ricevette la comunione. Ad accompagnarla in vita e in morte il trigramma IHS.
Il 10 novembre 1407 la regina Isabella di Baviera mise intanto al mondo una figlia fuori dal matrimonio, e per questo portata subito nella notte all’Abbazia di Saint Denis
Dal processo:
Quel sont vos noms et surnoms?
J : en mois pays, on m’appelait Jeannette, (per distinguerla dalla Jehanne cognata di Jacques) et, lorsque je suis venue en France, on m’a appelée Jeanne. Quant à mon surnom, je n’en sais rien
Fonte diretta dal processo:
Conduisiez-vous les animaux aux champs?
J : j’en ai répondu ailleurs. Quand l’ai été assez grande et que j’ai eu l’àge de raison, je ne gardais généralement pas les animaux, mais j’aidais bien à les conduire aux prés et aussi en un lieu fortifié qu’on appelait l’Isle, par crainte des gens d’armes ; mais je me ne souviens pas si, dans mon jeune àge, je les gardais ou non’
La missione
Nel 1425, all’età di diciassette anni, Jehanne era pronta ad affrontare il campo di battaglia. E’ in questo periodo che cominciò ad udire delle voci, attribuite all’arcangelo Michele e alle sante Margherita e Caterina, particolarmente venerate in quell’epoca. Ciò che accadde non lo sapremo mai ma rimane il fatto che la giovane aveva una certa predisposizione psico-fisica e mistica che le conferirono una forza quasi soprannaturale. Messaggera di Dio sentiva che doveva liberare Orleans dall’assedio degli inglesi che la circondavano dall’ottobre del 1428. Doveva soltanto trovare il modo di raggiungere il futuro Re Carlo VII°, nato da Isabella di Baviera durante l'unione reale. Ad occuparsi per primo delle ambizioni militaresche di Jehanne fu Robert de Baudricourt, il capitano del paese di Vaucouleurs, che rimase particolarmente turbato dal suo primo incontro con la ragazza, a cui venne affidata una scorta ed un cavallo, che dimostrò di saper cavalcare
Jehanne: ‘J’etais en habitus d’homme, tenant en main une épée que m’avait donne Robert de Baudricourt et sans autres armes, avec un chevalier, un écuyer et quatre serviteurs; je parvins à la ville de Saint Urbain et là j’ai passé la nuit dans l’abbaye. Robert de Baudricourt fit jurer par ceux qui me conduisaient qu’ils me conduiraient bien et surement et Robert me dit : ‘va’, lorsque je m’éloignai, ‘va et qu’il arrive ce qu’il pourra advenir’. En ce chemin, j’ai passé par la ville d’Auxerre et là j’ai entendu la messe dans la grande église. Souvent alors, j’avais mes voix’
Doveva percorre più di cento chilometri, gran parte in territorio borgognone, quindi ostile, e raggiungere Chinon, dove risiedeva il delfino, il futuro Carlo VII°. Partiti nel febbraio del 1429 Jehanne e di suoi compagni di viaggio dovettero seguire i sentieri secondari e più difficili per non cadere nelle mani nemiche e raggiunsero la destinazione in tre settimane. Dopo l’incontro con l’aspirante Re venne inviata a Poitiers per tre settimane, ufficialmente per far verificare la sua devozione e moralità da una commissione apposita. Successivamente le venne affidata l’armatura e lo stendardo che accompagnerà l’impresa, scandito dal trigramma IHS, i nomina divina. Le venne quindi assegnato la sua schiera militare, che comprendeva l’intendente Jean d’Aulon, i paggi Louis de Coutes e Raymond, gli araldi Ambleville e Guyenne. Il 29 aprile giungono ad Orleans e le truppe francesi, grazie alla sua tattica, riusciranno a liberare la città dall’assedio inglese. Il 18 giugno 1429 l’armata inglese venne di nuovo sconfitta presso Patay. Vittorie da legittimare con l’incoronazione, che avvenne il 17 luglio nella cattedrale di Reims, alla presenza di Jehanne, un luogo simbolo, dove nell’antichità venivano incoronati i Re Franchi. Ma per giungere nella città dovettero compiere un ampio giro, che toccò anche Auxerre e Troyes, poiché gran parte della regione era occupata dagli inglesi. Il 15 agosto presso Senlis, a metà strada fra Parigi e Compiègne, l’esercito inglese, rafforzato da nuovi arrivi, evitò tuttavia lo scontro frontale. Parigi era controllata dai Borgognoni, ostili al Re e in trattativa con gli inglesi. L’otto settembre l’attacco alla città non riuscì, e la stessa Jehanne rimase ferita. Mentre continuava a condurre azioni di attacco, scarsamente riforniti, il duca di Borgogna tentava la via diplomatica con Carlo VII° per stabilire una tregua indeterminata. Il Re, per consolidare il suo prestigio e aumentare il consenso in tutta la Francia, evitò di dichiarare guerra al Duca di Borgogna. Jehanne continuò a guidare le azioni militari. Alla fine del marzo 1430 lascio Sully al comando di duecento soldati piemontesi guidata da Bartolomeo Baretta per dirigersi verso Compiègne e Soissons, assediati dai borgognoni. Alla fine di maggio vinse a Margny ma alle porte di Compiègne martedì 23 maggio la controffensiva tentò di bloccarla. Mentre stava rientrando nelle mura della città qualcuno richiuse le porte. Tradita venne catturata dal Bastardo di Wandomme, lugotenente di Jean de Luxembourg. Carlo VII° alla notizia non si prodigò più di tanto per farla liberare. Così fu abbandonata a se stessa. Trascorse così sei mesi di prigionia trasferita da un luogo all’altro, tra Picardia, Artois e Normandia, tentando due volte di fuggire, alla seconda ferendosi seriamente tentando di calarsi dal castello di Beaurevoir, di proprietà della famiglia Luxembourg, che alla fine accetterà diecimila lire tornesi in cambio della sua consegna all’esercito inglese. Alla vigilia del Natale 1430 giunse a Rouen, dove si svolse il processo. I giudici erano Pierre Cauchon, vescovo di Beauvais e il domenicano Jean Graverent, che non ebbe un ruolo rilevante. Cauchon organizzò una vera e propria commissione di giudizio, costituita da circa sessanta tra prelati e avvocati di tribunali ecclesiastici e sei universitari parigini. Il processo istruttorio cominciò il 9 gennaio del 1431 e terminò il 26 marzo. Non venne tenuta in un carcere ecclesiastico e sorvegliata da donne, ma in una sede inglese con guardiani maschi e trattata da prigioniera di guerra. Mentre veniva interrogata a Domremy si svolgeva nel frattempo un’inchiesta sulla sua persona e sulle sue abitudini, che nonostante positiva non fu mai tenuta in considerazione. Ufficiali e giudici ritenevano il processo una pura formalità giudicando la ragazza incapace di opporsi. Ma le sue risposte lasciarono tutti interdetti per la precisione di linguaggio e di nozione giuridica, il che sembrava anomalo per una ventunenne che si pensava analfabeta. Il 27 marzo si aprì la seconda fase del processo. In seguito alle sue risposte esaustive i 72 capi d’accusa furono ridotti a 12. Ma l’obiettivo di far cadere il Re Carlo portò il governatore di Rouen nei giorni successivi al 13 maggio a far aumentare le pressioni psicologiche e morali sulla giovane per avere una sua ammissione di colpevolezza. Portata al cimitero di Saint Ouen venne sottoposta ad una predica requisitoria con sullo sfondo un grande rogo di legna. Le venne presentato un biglietto da firmare, che avrebbe costituito un’abiura, la sua rinuncia a vestirsi da uomo, a non tagliarsi più i capelli, a non portare più armi. Biglietto che nel processo fu sostituito da un documento più lungo. Ma il lunedì si rivestì con abiti militari (all'epoca solo per uomini), infrangendo l’abiura. Il mercoledì 30 maggio del 1431 nella piazza del Vieux Marché di Rouen si eseguirà il rogo di una condannata a morte. Nel gennaio 1456 venne iniziato un nuovo processo, che attraverso le testimonianze di Domremy portò alla sua totale riabilitazione. Nel 1869 il Vescovo d’Orleans aveva avviato il processo per la sua santificazione, che avvenne nel 1920, e che la proclamò santa protettrice di Francia
Il paese
Domremy, come Greux, il paese successivo distante un centinaio di metri, non erano collocati nell’attuale posizione. Domremy era adagiato sulla piccola collina e scendeva verso il fiume Meuse, e presumibilmente terminava nei pressi di quella che oggi è la piccola Rue de l’Isle, dove è situata la casa più antica, risalente ai tempi di Jehanne, di fronte al braccio del fiume dove si ritiene che era collocata la piccola roccaforte dove gli abitanti di Greux e Domremy si rifugiavano nel corso delle invasioni.
Greux venne distrutto dagli Svedesi nel 1625 e si trovava nel bosco lungo la strada per la Chapelle di Bermont. La casa che si attribuisce alla famiglia D’Arc, per via dello stemma di famiglia scolpito sul portale, è sull’altro lato della strada, pressoché in linea d’aria con la casa più antica di Domremy
‘Jehannette allait souvent a l’église ou ermitage de la Bienheureuse Marie de Bermont, prés de Domremy, alors que ses parents la croyaient aux champs, à la charrue, ou ailleurs’
[testimonianza fornita per il processo di riabilitazione del 1456]
Fotografie di Domremy
Chapelle di Notre Dame de Bermont
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