il versante francese del Monte Bianco visto dal Lac Blanc
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Siena

Il primo insediamento di Siena e il nome sono probabilmente etruschi. L’insediamento si attestò infatti sul percorso fra città etrusche importanti, Volterra e Populonia da una parte, Arezzo e Chiusi dall’altra. Divenne romana in età Repubblicana ma era una città minore tant’è che è citata solo da Plinio Il Vecchio e Tacito. Alla metà del V° secolo venne istituita la Diocesi. L’arrivo dei Longobardi modificò radicalmente la struttura territoriale della regione come del resto dell’Italia. La capitale del Ducato di Toscana fu Lucca e per Siena passò l’itinerario aperto dai Longobardi fra la Longobardia e Roma, meta dei pellegrini, e i ducati longobardi meridionali. Unica città fra Lucca e Viterbo a cavallo della Via Romea o Francigena, la Siena medievale si sviluppò in quanto importante crocevia. I Longobardi conferirono a Siena un circondario giudiziario più vasto del territorio della diocesi e ciò portò a secolari contese con Arezzo. Della Siena altomedievale sappiamo pochissimo. Vi è addirittura una lacuna di tre secoli, dal IV° a VI°, riguardo la documentazione storica. E’ però certo che a differenza delle città con forte impronta romana questa nacque dalla fusione di più nuclei. Vi era infatti la Vecchia Siena, Sena Vetus, arroccata sui due colli contigui di Castelvecchio e di Santa Maria dove verranno trasferite, probabilmente nel VII° secolo, la sede episcopale e la chiesa cattedrale, e due grossi borghi formatisi lungo il percorso della Via Romea. Vi erano così tre Siena: Città, Camollìa, San Martino.


Piazza del Campo
Aperta nel punto dove si diramano le dorsali delle tre colline sulle quali sorge la città, la piazza comunemente chiamata il Campo forma uno spazio di sublime armonia e unitarietà che la pongono tra le più alte creazioni dell’urbanistica medievale. La complessità dell’organismo architettonico nel quale il vuoto appare protagonista della scena urbana rivela simbolicamente la sua destinazione originaria a luogo pubblico privilegiato, concepito come cuore della vita civile, sociale, collettiva, polo di scambi e d’incontro. Nella città medievale la grande piazza si colloca strategicamente presso il nucleo primitivo di Castelvecchio e tangente al punto d’incontro dei tre maggiori assi delle comunicazioni con il contado sui quali si struttura l’abitato. L’emiciclo, di originalissima forma a valva conclava simile a una conchiglia inclinata verso mezzogiorno, appare all’interno concluso in se stesso, comunicando con l’esterno attraverso undici varchi sapientemente mascherati dal gioco delle volte e dalla disposizione su vari livelli dell’edificato. La geometria degli spazi si coniuga infatti con mirabile sapienza con le curve di livello, a queste adattandosi fino a tradurre le peculiarità del sito in elementi dello spazio progettato. Fulcro urbanistico della piazza è il Palazzo Pubblico, volutamente collocato nel settore a valle per chiudere scenograficamente lo spazio che ha in quel punto il luogo di convergenza visiva costretta dai dislivelli e dallo stesso andamento delle compatte cortine edilizie. Colori, ombre e arredo urbano concorrono a conferire al Campo una fisionomia particolarissima, accentuando nel contempo il valore simbolico del suo palazzo maggiore. Il Campo ha una circonferenza di 333 metri ed è articolato in due aree. Quella di basso si stende quasi rettilinea da San Martino alla Bocca del Casato l’altra più elevata racchiude a semicerchio l’invaso con una mobilissima cortina edificata. Il pavimento è all’ingiro lastricato, mentre la parte mediana è a mattoni per coltello e divisa in nove settori da larghi cordoli di pietra, che evocano il Governo dei Nove.


Torre del Mangia
Una grande festa culminata nella solenne benedizione dei canonici del Duomo accompagnò nel 135 la posa delle prime pietre, scolpite con lettere greche, ebraiche e latine perché la torre ‘non fusse percossa da tuono né da tempesta’. Potentissimo segno territoriale e simbolo dell’autorità comunale, si slancia agile ed elegantissima innestandosi sulla sinistra del Palazzo Pubblico e riflettendo sul Campo la sua ombra. Deriva il nome da Giovanni di Duccio detto Mangiaguadagni che nel 1347 fu incaricato di battere le ore. Alta 88 metri fino agli ultimi merli e 102 fino alla punta del parafulmine fu costruita in cotto dal 1338 al 1448 dai fratelli Muccio e Francesco di Rinaldo. Nel 1341 fu disegnato, secondo la tradizione da Lippo Memmi, il vigoroso coronamento con le bertesche in travertino bianco e la cella campanaria, realizzati da Agostino di Giovanni.


Duomo
Splendida espressione dell’arte romanico gotica la Cattedrale dell’Assunta innalza il suo luminoso e ricchissimo involucro su una piattaforma a gradinate. Fu iniziata alla metà del secolo XII° in sostituzione della chiesa del secolo IX°. Consacrata secondo la tradizione il 18 novembre 1179 dal papa senese Alessandro III° fu continuata dal 1196 sotto la direzione di una speciale deputazione di cittadini, l’Opera di S.Maria, e in seguito, dal 1238 al 1285 sotto l’amministrazione dei monaci di San Galgano. Le parti essenziali erano compiute nel 1215 mentre fra il 1259 e il 1264 si fabbricò la cupola e nel 1267 l’abside, poi distrutta. Il tempio, a croce latina e a tre navate con cupola esagonale fu rivestito a fasce di marmo bianche e nere che, con riferimento araldico alla balzana simboleggiava l’affermazione del potere civile. Fra il 1285 e il 1296 Giovanni Pisano ideò ed eseguì la parte inferiore della facciata. Attorno al 1317-17 Camaino di Crescentino, capomastro dell’Opera del Duomo cominciò il prolungamento dell’abside. La facciata, tutta in marmo bianco ravvivato da qualche pezzo rosso di Siena o verdescuro di Prato è costituita di due ordini. La zona inferiore, opera romanica con influssi gotici dovuta a Giovanni Pisano, è aperta da tre portali sormontati da timpani gotici. La parte superiore, tricuspidata, è nelle forme del gotico fiorito, con ricchissima decorazione che maschera ingegnosamente il difetto architettonico dei pilastri ai lati del rosone i quali non sorgono in corrispondenza dei pilastri dell’ordine mediano. La disarmonia è dovuta all’intento di riprodurre il coronamento che il Maitani aveva creato per il Duomo di Orvieto. Il campanile, di struttura romanica, a fasce bianche e nere, fu innalzato su una preesistente torre del Bisdomini. E’ aperto da finestre che salendo aumentano da monofore a esafore ed è sormontato da cuspidi a piramide ottagonale. Orari per il Duomo dal 1° gennaio al 15 marzo e dal 1° novembre al 31 dicembre 7.30-13.30 e 14.30-17. Dal 16 marzo al 31 ottobre 7.30-19.30

Descrizione completa del Duomo e della città nella guida della Toscana pubblicata dal Touring Club



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